White Paper Turismo & Innovazione - II Edizione

a

Infrastrutture e Territorio

Le infrastrutture costituiscono la dimensione materiale attraverso cui le politiche territoriali prendono forma e producono effetti concreti. Nel turismo, esse non svolgono una funzione neutra o meramente tecnica, ma incidono direttamente sulla distribuzione dei flussi, sulla qualità dell’esperienza, sulla sostenibilità ambientale e sulla capacità dei territori di assorbire e governare la pressione antropica. Le infrastrutture non determinano soltanto dove si va, ma come si attraversano i luoghi e con quali conseguenze per le comunità che li abitano.

Il rapporto tra infrastrutture e territorio va letto in chiave sistemica. Strade, trasporti, servizi, reti energetiche e spazi pubblici formano un insieme interdipendente che struttura non solo l’accessibilità, ma le modalità di permanenza e la vivibilità dei luoghi. Quando questo sistema è frammentato o privo di una visione integrata, il turismo tende a concentrarsi in un numero limitato di centri, generando sovraffollamento, consumo accelerato delle risorse e conflitti con la popolazione residente.

Grafico 7 — I flussi si concentrano in poche regioni, lasciando ampi territori marginali
Quota % presenze per regione sul totale Italia • Fonte: ISTAT / elaborazioni 2023-24.

>12%
9,5-12%
6-9,5%
3,5-6%
1,5-3,5%
<=1,5%

Veneto (15,8%), Trentino-AA (12,2%), Lazio (11,1%) e Toscana (9,9%) assorbono insieme quasi il 50% delle presenze nazionali. Il Mezzogiorno e le aree interne restano sistematicamente sotto-rappresentati rispetto al loro potenziale culturale e naturale.

Un elemento ricorrente nel dibattito sul turismo riguarda la distinzione tra overtourism e overcrowding. Spesso, ciò che viene percepito come eccesso di flussi non è il risultato di una domanda turistica intrinsecamente insostenibile, ma di un sistema incapace di distribuire i visitatori nello spazio e nel tempo. In assenza di infrastrutture adeguate, anche volumi relativamente contenuti possono produrre effetti pesanti. Al contrario, una rete ben progettata consente di diluire la pressione, migliorare la qualità dell’esperienza e ridurre l’impatto sui contesti più fragili.

Le infrastrutture, in questo senso, non vanno pensate solo come strumenti di attrazione, ma come dispositivi di regolazione. Determinano la capacità di un territorio di orientare i flussi, connettere aree centrali e periferiche, rendere accessibili luoghi meno noti e costruire itinerari alternativi. La qualità infrastrutturale diventa così una leva fondamentale per contrastare la polarizzazione e favorire una distribuzione più equilibrata dei benefici economici.

Case study 4 - Il progetto Mappina

Infrastrutture e distribuzione dei flussi: Un modello di area vasta

Mappatura collaborativa e governance urbana

Il progetto Mappina, nato a Napoli nel 2013 su iniziativa di Ilaria Vitellio, è un esempio di infrastruttura digitale leggera capace di incidere sulla distribuzione dei flussi urbani. In un contesto segnato da narrazioni stereotipate e forte polarizzazione turistica, la mappatura collaborativa è stata usata come strumento per restituire complessità al territorio e portare alla luce le sue dimensioni meno visibili.

La piattaforma non si limita a georeferenziare luoghi: attiva una produzione collettiva di contenuti. Cittadini, associazioni e comunità contribuiscono a costruire mappe che raccontano spazi abbandonati, patrimoni immateriali, pratiche culturali e nuovi usi dello spazio urbano. La mappa diventa così un dispositivo di conoscenza e di attivazione civica, capace di far emergere aree normalmente escluse dai circuiti turistici consolidati.

Dall’esperienza di Mappina è nata Cityopensource, iniziativa che promuove tecnologie civiche e processi partecipativi per la costruzione di beni comuni digitali. In questa prospettiva, la mappatura collaborativa non è un esercizio descrittivo ma uno strumento di governance: consente di raccogliere dati di qualità, alimentare sistemi informativi territoriali e offrire agli algoritmi — inclusi quelli basati su intelligenza artificiale — una rappresentazione più ricca e plurale del territorio.

Il caso mostra come infrastrutture digitali leggere possano contribuire alla redistribuzione dei flussi, alla costruzione di nuovi immaginari e alla definizione di politiche urbane più consapevoli, integrando partecipazione civica e innovazione tecnologica.

Il tema infrastrutturale acquista un rilievo ancora maggiore alla luce delle trasformazioni in corso. Il cambiamento climatico incide sulla stagionalità, sulla fruibilità dei luoghi e sulla sicurezza dei territori. In questo quadro, il turismo diventa un banco di prova per la capacità dei territori di ripensare le proprie infrastrutture in chiave adattiva.

Le aree interne rappresentano un contesto emblematico di queste dinamiche. La carenza infrastrutturale non si traduce solo in una minore attrattività turistica, ma alimenta processi di spopolamento, isolamento e perdita di servizi essenziali. Tuttavia, quando le infrastrutture vengono progettate come strumenti di connessione e non solo di accesso, possono diventare leve di rigenerazione. Infrastrutture leggere, servizi di prossimità, mobilità integrata e reti digitali possono rafforzare la capacità dei territori di intercettare flussi compatibili con la loro struttura sociale e ambientale.

Case study 5 – Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

Infrastrutture leggere e rigenerazione delle aree interne

Il caso del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa rappresenta oggi un esempio di come il recupero del patrimonio industriale possa trasformarsi in infrastruttura culturale e motore di sviluppo territoriale. Situato nel luogo in cui ebbe origine la storia ferroviaria italiana, il sito è stato oggetto di un intervento di restauro che ha perseguito un duplice obiettivo: conservare l’identità storica dei monumentali padiglioni ottocenteschi e, al contempo, renderli funzionali a un nuovo ciclo di vita economica e culturale.

L’approccio può essere sintetizzato come un “doppio binario”: da un lato il rigore filologico nel recupero degli spazi, dall’altro l’introduzione mirata di elementi funzionali capaci di migliorare accessibilità e fruizione. Tra questi, la traslazione della fermata ferroviaria e la realizzazione del Caffè Bayard, ricavato da un ex deposito industriale, rappresentano interventi emblematici: il rispetto della forma storica si accompagna a una reinterpretazione d’uso che genera nuova attrattività.

La trasformazione del sito è oggi rafforzata da interventi finanziati attraverso il Piano Nazionale Complementare al PNRR, orientati a risolvere uno dei principali nodi infrastrutturali: l’accessibilità. La realizzazione di un nuovo sottopasso pedonale, concepito come vera e propria “porta di ingresso” al Museo, e di un sottopasso carrabile di grande capacità consente di migliorare gestione dei flussi, sicurezza e logistica, rendendo il complesso più adeguato a standard internazionali.

L’“effetto Pietrarsa” si misura nella ricaduta sul contesto circostante. Il rilancio del Museo ha innescato investimenti pubblici e privati nell’area, con la nascita di nuove strutture ricettive, la riattivazione di edifici abbandonati e la costruzione di un’identità commerciale riconoscibile. La crescita progressiva dei visitatori – da poche migliaia annue a volumi prossimi al mezzo milione – testimonia la capacità del progetto di attivare un circolo virtuoso tra patrimonio, infrastruttura e sviluppo locale.

Il caso di Pietrarsa mostra come l’innovazione nel turismo possa nascere dall’integrazione tra recupero del patrimonio industriale, visione gestionale e investimenti infrastrutturali mirati. Non solo conservazione della memoria, ma costruzione di una piattaforma territoriale capace di generare valore economico, occupazionale e identitario nel lungo periodo.

Un ulteriore aspetto critico riguarda la governance. La frammentazione delle competenze tra livelli amministrativi, la separazione tra politiche turistiche e politiche territoriali e la difficoltà di coordinamento tra pubblico e privato riducono l’efficacia degli interventi. In assenza di una regia unitaria, le infrastrutture rischiano di rispondere a logiche emergenziali o settoriali, senza produrre benefici strutturali nel lungo periodo. Governare le infrastrutture significa, in questo senso, governare i comportamenti: le scelte infrastrutturali influenzano i tempi di permanenza, le modalità di spostamento, la concentrazione dei flussi e l’impatto ambientale. Per questo devono essere progettate come parte integrante delle strategie di sviluppo, non come interventi separati o successivi.

Le infrastrutture sono, in conclusione, il sistema operativo dei territori. Non semplici supporti materiali, ma dispositivi attraverso cui si costruiscono accessibilità, equità e capacità di tenuta. I territori che sapranno investire in infrastrutture coerenti, adattive e integrate saranno più capaci di governare i flussi turistici, ridurre gli squilibri e costruire modelli di sviluppo sostenibili nel tempo.

Declinazione della matrice sinottica

Viaggiatori

Facilità di movimento e accesso ai luoghi

Le infrastrutture determinano cosa è visitabile e in che modo. L’integrazione tra reti di trasporto principali e mobilità locale consente ai visitatori di muoversi con maggiore autonomia, riducendo l’ansia logistica e favorendo forme di esplorazione più lente e consapevoli, anche verso aree meno centrali.


Operatori

Efficienza logistica e stabilità dell’offerta

Infrastrutture affidabili riducono costi nascosti, incertezze operative e barriere alla collaborazione. Una buona dotazione infrastrutturale facilita la mobilità dei lavoratori, l’approvvigionamento e la cooperazione tra imprese, rendendo possibile la costruzione di offerte integrate e soggiorni più distribuiti nel territorio.


Destinazioni

Gestione dei flussi e capacità di carico

Per le destinazioni, le infrastrutture sono strumenti di governo. Se progettate con intelligenza, consentono di sincronizzare accessi, tempi e spazi in funzione della capacità di carico dei luoghi, evitando sovraffollamenti e riducendo l’impatto sul patrimonio naturale e costruito.


Residenti

Vivibilità quotidiana e qualità dei servizi

Le infrastrutture nate per sostenere il turismo incidono direttamente sulla vita quotidiana delle comunità. Investimenti orientati alla riduzione del traffico, all’abbattimento dei rumori e al miglioramento dei servizi pubblici contribuiscono a rendere il territorio più funzionale e abitabile anche per chi lo vive ogni giorno.

Applicazione della matrice sinottica
Suggerimenti operativi per il governo delle destinazioni

Viaggiatori – Favorire una mobilità consapevole e distribuita

  • Privilegiare modalità di spostamento che integrino trasporto pubblico, mobilità dolce e soluzioni condivise, riducendo la pressione sui nodi più congestionati.

  • Tenere conto dei tempi e delle capacità di carico dei luoghi, favorendo una fruizione più lenta e responsabile del territorio.

  • Esplorare itinerari alternativi e aree meno frequentate, contribuendo a una distribuzione più equilibrata dei flussi.

Energia come infrastruttura territoriale:
da Castelguglielmo a TINTO di BLU

L’agrivoltaico è un modello tecnologico e progettuale che integra produzione di energia rinnovabile e attività agricola sullo stesso terreno, evitando consumo di suolo e generando nuove sinergie economiche e territoriali. In questo contesto, il progetto TINTO di BLU rappresenta un’evoluzione del modo di concepire l’infrastruttura energetica: non solo impianti di produzione, ma piattaforme capaci di mettere in relazione energia, agricoltura, ricerca e filiere creative, con l’obiettivo di integrarsi nel paesaggio e generare valore per i territori e le comunità che li abitano.

Il problema di sistema
Nel dibattito sul turismo, l’infrastruttura è spesso ridotta a mobilità e servizi, mentre l’energia resta sullo sfondo come fattore tecnico. In realtà, la qualità e l’integrazione delle infrastrutture energetiche incidono direttamente sulla resilienza dei territori, sulla sostenibilità delle attività economiche e sulla loro capacità di attrarre investimenti e generare valore condiviso.

Il meccanismo
L’esperienza di Repower nella produzione e nel repowering di impianti di generazione da fonte rinnovabile, come nel caso di Castelguglielmo, mostra come l’innovazione tecnologica possa aumentare l’efficienza e la capacità produttiva senza nuovo consumo di suolo, intervenendo su asset esistenti e migliorandone l’integrazione nel contesto territoriale.

Il progetto TINTO di BLU estende questa logica in modo sperimentale: attraverso l’agrivoltaico, l’infrastruttura energetica viene progettata per convivere con le pratiche agricole, mantenendo la produttività dei terreni e aprendo a nuove filiere di valore. TINTO di BLU nasce come progetto di ricerca e sperimentazione, sviluppato in dialogo con il mondo scientifico e con partner industriali e creativi, per testare modelli di integrazione tra produzione energetica, agricoltura e paesaggio.

L’attenzione al disegno degli impianti, all’impatto visivo e all’accettabilità sociale è parte integrante del progetto: l’obiettivo non è massimizzare la resa a scapito del territorio, ma costruire un’infrastruttura riconoscibile e condivisa, capace di inserirsi in una visione di sviluppo territoriale di lungo periodo.

L’impatto territoriale
Nel loro insieme, questi progetti mostrano come l’energia possa diventare una piattaforma abilitante per lo sviluppo territoriale: rafforza la stabilità economica, sostiene l’innovazione locale e crea le condizioni per modelli di crescita compatibili anche con il turismo, in cui infrastruttura e paesaggio non sono in conflitto ma parte di un disegno coerente.

Perché conta per…

  • Viaggiatori: valorizza territori curati e paesaggi produttivi integrati, migliorando la qualità complessiva dell’esperienza.

  • Operatori: garantisce stabilità infrastrutturale ed energetica, riducendo rischi e costi nel medio-lungo periodo.

  • Destinazioni: propone un modello di sviluppo che coniuga transizione energetica e attrattività territoriale.

  • Residenti: promuove infrastrutture condivise, capaci di generare benefici economici e sociali diffusi.

Take home messages

Le infrastrutture non sono neutre: modellano l’esperienza turistica e i comportamenti.

Nel turismo, le infrastrutture incidono direttamente su come i luoghi vengono attraversati, vissuti e utilizzati, influenzando la qualità dell’esperienza e l’impatto sulle comunità residenti.


Il sovraffollamento è spesso il risultato di una cattiva distribuzione dei flussi turistici, non di un eccesso di domanda.

Fenomeni di congestione derivano frequentemente da sistemi infrastrutturali incapaci di distribuire i flussi nello spazio e nel tempo; reti ben progettate consentono invece di ridurre la pressione senza aumentare i volumi.


Le infrastrutture sono strumenti di regolazione territoriale, non solo di accesso.

Trasporti, servizi e spazi pubblici orientano i flussi, connettono aree centrali e periferiche e rendono praticabili itinerari alternativi, favorendo una distribuzione più equilibrata dei benefici economici.


Le aree interne richiedono infrastrutture adattive e coerenti con il contesto.

Infrastrutture leggere, mobilità integrata e servizi di prossimità possono diventare leve di rigenerazione, rafforzando l’abitabilità dei territori e la loro capacità di intercettare forme di turismo compatibili.


Senza una governance integrata,le infrastrutture perdono efficacia nel lungo periodo.

La frammentazione delle competenze e l’assenza di una regia unitaria riducono l’impatto degli investimenti; governare le infrastrutture significa governare i comportamenti e la sostenibilità dei territori.